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Champagne pugliese? Non si può dire. Ma assaggia il Sumaré

Scritto da Giuseppe Imperiale, fondatore di Bottega Imperiale.

Diciamolo subito, così ci togliamo il pensiero: la prima volta che stappi il Sumaré ti viene voglia di chiamarlo "il nostro champagne pugliese". Bollicine fini, colore rosa, tre anni di attesa in cantina. Ce l'ha tutto.

Solo che non si può. E non per modestia: per legge. E sai una cosa? Alla fine non ne ha nemmeno bisogno.

In questo articolo ti raccontiamo perché, cosa c'è davvero dentro quella bottiglia e rispondiamo alle domande che ci fate più spesso (e che, a quanto pare, fate anche a Google).

Perché non possiamo chiamarlo champagne

"Champagne" non è un tipo di vino: è un luogo. È una denominazione protetta dall'Unione Europea e può portarla solo il vino spumante prodotto in quella regione della Francia, secondo le sue regole. Uno spumante fatto altrove, anche con lo stesso metodo, non può usare quel nome. Nemmeno per scherzo, nemmeno con l'aggettivo "pugliese" accanto.

È la stessa regola che protegge i nostri prodotti: nessuno può vendere un "Parmigiano" fatto all'estero. Quindi va benissimo così. Il Sumaré non ha bisogno di prendere in prestito il nome di nessuno: ha il suo, e ha una storia tutta pugliese.

Cos'è allora il Sumaré?

È un Rosato Brut Metodo Classico nato in provincia di Brindisi, nella tenuta di Jaddico della famiglia Rubino, a pochi metri dal mare. Le uve sono di Susumaniello, un vitigno del Brindisino che quasi nessuno immagina in versione spumante.

Tradotto: uve pugliesi, mare pugliese, pazienza pugliese. Di francese c'è solo il pensiero che ti viene al primo sorso.

Metodo classico: cosa vuol dire davvero

È il modo più lento e paziente di fare le bollicine. Funziona così:

  1. Si produce un vino base.
  2. Lo si mette in bottiglia con lieviti e un po' di zucchero.
  3. Dentro la bottiglia chiusa avviene una seconda fermentazione: è qui che nascono le bollicine.
  4. Il vino resta a riposare sui lieviti per mesi o anni.
  5. Alla fine si eliminano i lieviti (la sboccatura) e la bottiglia è pronta.

È lo stesso principio dei grandi spumanti italiani come Franciacorta e Trento. Il Sumaré resta sui lieviti per almeno 36 mesi: tre anni di attesa. La sua sboccatura è avvenuta a giugno 2025.

Metodo classico o Prosecco: che differenza c'è?

È una delle domande più cercate, quindi andiamo dritti al punto. Il Prosecco si fa quasi sempre con il metodo Charmat (detto anche Martinotti): la seconda fermentazione avviene in grandi serbatoi d'acciaio, in poche settimane. Ne escono bollicine fresche, leggere, facili.

Nel metodo classico invece la seconda fermentazione avviene bottiglia per bottiglia e dura molto di più. Il risultato è un perlage più fine e persistente e un carattere più complesso. Non è "meglio" o "peggio": sono due bollicine diverse per momenti diversi. Il Prosecco è l'aperitivo di tutti i giorni, il metodo classico è la bottiglia da stappare quando l'occasione conta.

Cosa significa "Brut"?

Indica quanto zucchero resta nel vino. Brut vuol dire secco: per le regole europee, meno di 12 grammi di zucchero per litro. Ecco perché il Sumaré non è dolce: è fresco e asciutto, perfetto con il salato.

Il Susumaniello, l'uva che si porta il nome di un asinello

Si racconta che il nome venga da "somarello": le viti giovani producevano così tanto da caricarsi di grappoli come un asinello sotto il peso della soma. È un vitigno antico del Brindisino, per lungo tempo quasi dimenticato e oggi riscoperto da pochi produttori.

Di solito lo si trova in versione rossa o rosata. Vederlo diventare un metodo classico è una piccola rarità, ed è proprio per questo che l'abbiamo voluto in bottega.

Come servirlo, conservarlo e abbinarlo

Temperatura: fresco, tra 6 e 8 °C. Mettilo in frigo qualche ora prima, oppure 20 minuti in un secchiello con acqua e ghiaccio.

Bicchiere: meglio un calice ampio della classica flute stretta, così i profumi hanno spazio.

Prima di aprirlo: tienilo in un luogo fresco, al buio e lontano da fonti di calore.

Dopo averlo aperto: chiudilo con un tappo per spumanti e rimettilo in frigo. Le bollicine si mantengono meglio se lo bevi entro un paio di giorni.

Con cosa: taralli, olive, formaggi freschi, frittini, crudi di mare. Ma anche una pizza fatta bene: il rosato brut con il salato e il fritto è una coppia che funziona sempre.

Un regalo che fa parlare

Portare a una cena uno spumante metodo classico rosa, pugliese, da un vitigno che pochi conoscono, è il modo più semplice per far dire a tutti "e questo cos'è?". Da lì in poi la storia la racconti tu: il mare di Brindisi, il Susumaniello, i tre anni sui lieviti. E il fatto che no, non si può chiamare champagne. Ma nessuno al tavolo ne sentirà la mancanza.

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Domande frequenti

Esiste uno champagne pugliese?
No. Il nome Champagne è riservato al vino spumante della regione francese omonima. In Puglia però si producono spumanti con lo stesso principio, il metodo classico, come il Sumaré.

Il Sumaré è dolce?
No, è Brut, quindi secco.

Che cos'è la sboccatura?
È il momento in cui si eliminano i lieviti dalla bottiglia, alla fine dell'affinamento. Per il Sumaré è avvenuta a giugno 2025.

Cosa vuol dire "36 mesi sui lieviti"?
Che dopo la seconda fermentazione il vino è rimasto almeno tre anni in bottiglia a contatto con i lieviti prima di essere sboccato.

A che temperatura si serve?
Tra 6 e 8 °C, in un calice ampio.

Contiene solfiti?
Sì, come indicato in etichetta.

Lo spedite all'estero?
Sì, in Francia, Germania, Austria, Paesi Bassi, Lussemburgo, Spagna, Belgio e Danimarca. In Italia la spedizione è gratuita sopra i 79 €.

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Vendita riservata ai maggiorenni. Bevi responsabilmente.

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